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©MotoForPeace | Carmine Rubicco, 2018

Orfanotrofio, collegio, cascate di Kalandula e situazione dell’Angola

Un materasso a terra dopo giorni e giorni di suolo puro è il massimo del piacere, anche se ci stavano mangiando le formiche, ma qui in Africa si sa, questo è solo un dettaglio.

Colazione e pronti per le 9.30, il Vescovo è puntualissimo. La sera precedente gli avevamo chiesto di benedire i nostri mezzi e questa è la prima cosa di cui si occupa. Una cerimonia breve, benedice l’acqua posta in un catino e poi con una piccola ramazza annaffia noi e le moto.

Ci spostiamo con tre jeep, le strade che dovremo attraversare non sono adatte alle due ruote e ce ne rendiamo subito conto.

La prima visita è presso un orfanotrofio subito fuori la città che ospita circa 130 bambini. Qui vengono lasciati anche bimbi che la famiglia non può tenere e tutti hanno la possibilità di studiare fino al liceo. Ma oggi è festa ed i fanciulli vengono impiegati per lavorare il terreno, una forma di autogestione della struttura.

Il secondo convitto che visitiamo è situato in un villaggio che raggiungiamo con grande difficoltà nonostante le grandi jeep a disposizione. È un collegio femminile ed anche qui le ospiti, di un po’ tutte le età, non hanno un posto dove vivere. In questo luogo hanno la possibilità di studiare e alcune di esse ora rivestono un ruolo importante nel governo e nella società. Dirigono il centro tre sorelle simpaticissime, una è angolana mentre le altre due vengono da Honduras e Nicaragua.

Il Vescovo ci spiega nel dettaglio tutta la storia del centro, dalla sua costruzione ad oggi. Il Vescovo ha un senso pratico delle cose direi inusuale per il suo incarico, un sacerdote vive un’altra realtà.

Ora è la volta di visitare una scuola in costruzione che potrebbe ospitare circa 200 bambini, ma sono terminati i fondi e da circa un anno i lavori sono fermi. Con precisione assoluta il Vescovo ci illustra ambiente dopo ambiente, un suo grande sogno sarebbe quello di vedere questo grande edificio all’opera.

A grandi passi ci avviciniamo ad un rio poco distante dove alcuni giovani stanno facendo il bagno. Il Vescovo si intrattiene con loro per qualche minuto prima di presentarci un fabbricato di alcuni missionari che circa 100 anni fa prestavano il loro lavoro in questa comunità: un mulino ad acqua che aveva il compito di macinare i vari tipi di frumento a vantaggio dei locali. Di questa struttura ora sono rimaste solo le mura, ma per il grande significato che ha rivestito, e che potrebbe ancora avere oggi dal punto di vista turistico, è nell’aria l’intenzione di ristrutturarlo.

Siamo a pochi kilometri dalle cascate di Kalandula, le seconde più grandi d’Africa dopo Victoria Falls, e non ci lasciamo sfuggire l’occasione.

Il Vescovo ci autorizza ad utilizzare i suoi mezzi e con Don Alfredo facciamo questa breve escursione naturalistica.

Finché non gli sei davanti non ti rendi conto della grandezza e della potenza di queste cascate. La roccia ha la forma ed il colore di pietra lavica e la quantità d’acqua che riversa circa 500 metri più a valle è impressionante. Giù dal dirupo l’acqua prende un colore marrone scuro ma poi fa dei vortici ed il colore cambia come quando mischi la granita di caffè con la panna.

L’Angola possiede il 45% di acqua dell’intero continente e la cosa buffa è che qui nessuno ha l’acqua. Quando ieri abbiamo percorso una lingua d’asfalto che correva sotto le pendici di alcuni monti abbiamo potuto osservare una vegetazione rigogliosa, di un verde intenso mai visto (forse in Colombia), con alberi di tutti i tipi ed una specie di Edera che ricopriva, come un mantello, intere montagne.

Di palme ce ne sono a milioni, baobab meravigliosi, banani e tutto quello che la natura può offrire in termini di vegetazione qui c’è.

Rientrando alla diocesi faccio due chiacchiere con Don Alfredo che mi racconta un po’ di storia di questo paese martoriato dalla guerra prima e dalla fame ora.

Le potenzialità che Angola ha sono infinite sotto tutti gli aspetti:

  • agricoltura, ma non ci sono mezzi idonei alla coltivazione,
  • allevamento, ma non si riesce a fare qualcosa di organizzato,
  • turismo, ma le strutture sono inesistenti e concentrate solo nelle grandi città a prezzi folli,
  • i diamanti, ma non si sa i proventi che fine fanno.

E poi c’è la corruzione che mangia tutto e rende impossibile qualunque tipo di sviluppo.

La speranza, continua, è in questo nuovo presidente che mostra segni importanti di cambiamento.

A cena abbiamo come ospite il Vescovo Benidito Roberto e le sorelle impegnate nel faticoso lavoro di educatrici.