Pit stop a Puerto Varas

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06.02.2020. Si parte sempre alle 7.00 e questa volta senza colazione, i nostri van sono ricoverati presso una caserma dei Carabineros ed arrivano al centro troppo tardi. Una macchina ci scorta fino alla 5 e da li prendiamo verso sud. Sempre freddo con un paesaggio che ora si ripete fisso: boschi, alberi da frutta e ancora boschi. L’attività più redditizia qui deve essere senz’altro quella del legname: depositi lungo la carreggiata e numerosissimi autotreni impegnati nel trasporto dei tronchi. Vento debole, cielo sereno ma siamo sempre intorno ai 12°. Durante le soste c’è chi rinforza l’abbigliamento e mi chiedo cosa indosseremo una volta giunti a Perito Moreno ed ancora più giù.

La nostra media oraria è intorno ai 100, il traffico ed i continui lavori in corso limitano l’andatura che potrebbe arrivare ai 120. Fare rifornimento comincia ad essere complicato, le aree di servizio sono molto distanti tra loro e bisogna far bene i calcoli per non rimanere a secco.

Pranzo in scatola e riprendiamo il cammino, sono le 15 e mancano poco più di 200 km per Puerto Varas. Il cambio destinazione è dovuto al fatto che abbiamo avuto la disponibilità di una scuola cattolica della Fondazione Populorum Progressio che ci potrà ospitare per la notte.

I Carabineros che ci accolgono lungo la 5 vogliono prima condurci per un saluto dal loro comandante: la caserma si trova in centro città, ma questa è talmente piccola che è tutto li. Siamo nella parte Australe dell’America del sud, ce lo dice la vegetazione particolare, il lago, dal nome impronunciabile che ospita l’immenso vulcano Osorno (sempre innevato durante i 12 mesi dell’anno) e l’architettura dei fabbricati con i tetti a spiovente. Il colonnello dei Carabineros ci parla di un clima difficile che gode di neanche due mesi di bella stagione. Ma questi posti estremi mi piacciono un casino. La natura così prepotente ed aggressiva mi affascina. I colori del blu e del verde sono di un intenso unico e le foto con il mio cellulare da pochi euro sembrano cartoline.

Giungiamo alla scuola. Il personale ci mette a disposizione per la notte la sala del teatro ed il campo di basket. Di nuovo a terra, ma sempre organizzati, anche se stanotte il freddo non sarà molto tenero, sono appena le 20.00 e siamo già vestiti da montagna.