Padre Nicasio non si arrende

pubblicato in: Diario di bordo 2018 | 0

Oggi per la comunità di Padre Nicasio è un giorno speciale, nella messa che si terrà alle 9.00 verranno ordinati due nuovi Diaconi, il primo step per diventare sacerdoti.

 

Officia la funzione il Vescovo di Ondjiva e ci sono circa 3000 persone ad assistere tra dentro e fuori la chiesa. Questa è un edificio squadrato dalle mura molto alte con un crocefisso in legno ed un altare molto semplice, si accendono due lampadine ai lati ed è tutto pronto. Il primi banchi sono riservati alle autorità,  poi le suore, poi il coro e dietro la comunità.

 

Il rito procede con canti intervallati da preghiere, ma poi una volta che i due Diaconi vengono ordinati succede l’incredibile: decine di persone danzando entrano dalla porta principale ed una volta raggiunto l’altare lasciano un dono per il Diacono e per la chiesa: dalla frutta, alla pasta, farina, sementi, bibite di tutti i generi, insomma ognuno lascia ciò che può, ciò che ha. La funzione dura quasi 4 ore ed alla fine il Vescovo, che avevamo incontrato già la sera prima, saluta pubblicamente il team di MotoForPeace.

 

Africa_2018_Motoforpeace

 

Il pomeriggio lo trascorriamo ancora una volta a risolvere piccoli problemi sui mezzi prima di iniziare la visita della struttura con Padre Nicasio.

La diocesi ha circa 100 anni e nasce come chiesa protestante, come testimonia la tomba di due fanciulli posta all’entrata del compendio. Dopo la ritirata dei tedeschi la struttura viene rilevata dai cattolici e diventa un luogo che da assistenza e conforto alla comunità locale. Le suore insegnano un lavoro alle fanciulle, c’è un laboratorio da sartoria (ma di recente i ladri hanno asportato tutte le attrezzature), una piccola medicheria o pronto soccorso e poi gli alloggi per i seminaristi e per chi non ha un posto dove andare. Poi ci sono le aule didattiche che ospitano giovani di tutte le età fino al liceo.

 

In molti aiutano questa piccola “azienda religiosa”, c’è anche chi coltiva l’orto e chi alleva maiali, pecore, capre e galline. L’acqua viene prelevata da una bolla sotterranea poco distante, ma non è potabile e viene trattata con prodotti chimici. Per l’irrigazione invece c’è un’altra fonte poco distante, ma quest’anno però la pioggia abbondante ha rovinato il raccolto è l’orto disponibile darà pochissimo. Il mais qui cresce insufficiente, c’è invece il massago, un altro tipo di frumento.

 

Tutto ciò che vi ho descritto è al limite della funzionalità, è tutto vecchio, scassato e malfunzionante. Ma Padre Nicasio non si arrende ed a testa bassa continua la sua lotta per dare una speranza a questa comunità.