La Carrettera Australe

pubblicato in: Diario di Bordo 2020 | 0

08.02.2020 – Come è andata la notte? Benissimo!!! Fortunatamente la Naviera Austral non è Air France ed ha sedie comodissime e spazi umani, fondamentali per poter riposare serenamente. Godiamo di un alba eccezionale mentre percorriamo il canale che ci porterà fino a Chaiten. Il sole inizia ad illuminare le cime della cordigliera ed i riflessi hanno mille colori.

Io con Celestino e Marco sbarchiamo in ritardo grazie alla gentilezza di una coppia di motociclisti brasiliani che rifiutano di spostare la loro moto di un metro per farci passare, anzi, utilizzano il doppio del tempo, vestendosi lentamente, in modo da impiegarci il più possibile.

L’ambiente qui è ancora diverso, siamo nella Patagonia cilena che è certamente più movimentata dal punto di vista geografico da quella argentina. Obiettivo sarà quello di giungere a Coyhaique, cosa che non dovrebbe essere troppo difficile. Usciamo dalla zona portuale e facciamo uno stop per la colazione. Sostiamo su una spiaggia immensa e controlliamo i mezzi. Uno dei  Daily ha una spia accesa, avaria generica motore, cosa che mi mette in allarme. Un guasto qui sarebbe un guaio tremendo in quanto l’officina tecnica Iveco più vicina è a 1000 km. Marco da uno sguardo e resetta la centralina. La spia si spegne, ma ciò non vuole dire che il pericolo è passato. I nostri Daily sono molto anziani, anche se perfettamente ricondizionati, e con le strade che percorriamo sono sempre messi alla frusta. Faccio un paio di chiamate alla Iveco di Strappini ed il tecnico mi da un paio di suggerimenti.

Siamo sulla Carrettera Australe e per la prima volta. È emozionante percorrere una delle strade più belle al mondo.

I primi 250 vanno via veloci fino a quando non iniziano i 50 km sterrati che ci avevano segnalato. Non sono facili ma neanche complicati, il fondo è compatto con sassi, niente sabbia, ed andiamo via spediti rallentati solo dal traffico e dai sensi unici alternati. Qualche piccola difficoltà solo in alcuni tornanti molto ripidi, ma con un attimo di attenzioni ne usciamo senza difficoltà. Il Daily in osservazione va bene, la spia non si è più riaccesa e questo fa pensare per il meglio.

L’ambiente circostante ricorda le valli dolomitiche. Sono proprio loro, ma con proporzioni differenti. Si passa da una conca all’altra per circa 200 km, fiancheggiamo cime non troppo alte ma innevate con una  vegetazione, sulle pendici, bassa e compatta. No coltivazioni, solo alberi da frutta e tanti allevamenti di bestiame. Ambiente ostile dice Egidio, sicuramente, se pensiamo che l’estate dura un mese e poi neve per tutto il resto dell’anno, o quasi. Le abitazioni, molto modeste, sono prevalentemente in legno con i comignoli che già fumano. Ricordo che di giorno la temperatura, con il sole, è abbastanza alta, ma la notte scende paurosamente.

430 km e siamo a Coyhaique. I Carabineros ci ospitano in un hangar dove è parcheggiato il loro elicottero. Ci offrono delle brandine da campeggio che accettiamo ben volentieri e ci sistemiamo in due locali, in tenda vicino l’elicottero ed i più temerari sul corridoio aperto dell’hangar.