Il walzer delle frontiere …

postato in: Diario di Bordo 2020 | 0

Altra giornata di manutenzione ai mezzi ma che non darà frutti. Per il Daily se ne parlerebbe tra due giorni mentre la moto di Marco non resuscita. Metà team è impegnato in un meeting con il Capo della Polizia Nazionale e ci si incontra nella tarda mattina sempre in seminario.

Abbiamo una news dall’ambasciata italiana in Perù: alle 24.00 il confine chiude per coronavirus. Nessuno entra per 15 giorni prorogabili. E allora??? Siamo a 100 km dal Perù e tentiamo il tutto per tutto.

Facciamo velocemente i bagagli e dopo aver incontrato il Vescovo Eugenio, sostenitore di progetti sociali molto importanti in questa comunità, partiamo per la frontiera di Desaguero. Ma il diavolo ci mette lo zampino e accade di tutto: sbagliamo strada per salire a El Alto ed il Daily si blocca su una piazza da cui si può uscire soltanto affrontando salite vertiginose. La moto di Egidio brucia la frizione e ci perdiamo Norbert che guida la moto di Celestino (che termina con Kurt il suo viaggio a La Paz). Tragedia totale.

Passano alcune ore prima di ricomporre il gruppo e poi veniamo a sapere che Norbert è sulla strada per Desaguero, convinto che lo abbiamo lasciato indietro. Sono circa le 18.00 e decidiamo ancora di tentare. Scortati da un locale risaliamo El Alto da una salita più dolce ed usciti da questo folle traffico puntiamo a Desaguero. Una corsia per ogni senso di marcia ma con traffico scorrevole e manto stradale discreto.

Sulla sinistra si apre il lago Titicaca, il più alto al mondo, e con lui arriva un vento freddo e molto forte. Facciamo del nostro meglio ed alle 19.50 siamo alla prima dogana della Bolivia dove smarchiamo i mezzi. Alle 20.05 siamo all’immigrazione, dove becchiamo Norbert, ed è qui la beffa: “la dogana chiude alle 20.00, siete arrivati tardi, arrivederci a domani”, così il responsabile dell’ufficio. Cerchiamo di trattare ma non c’è nulla da fare. Tutti sapevano del nostro arrivo, ma nessuna clemenza. Dopo un ora di trattativa ci allontanano dallo stabile e ci scortano di nuovo al primo controllo dove ci avevano registrato.

E qui inizia il valzer delle frontiere. Il doganiere boliviano è andato via, cancello chiuso. Il doganiere peruviano ci porta allora in un’altra frontiera, pedonale, dove sta funzionando ancora l’ingresso ma solo per chi viaggia senza mezzi al seguito. Stessa storia, cancello peruviano chiuso ed il doganiere responsabile non risponde al telefono. Vento e 5°, fa molto freddo, ma ciononostante ci tengono li come salami ad attendere…nemmeno loro sanno che cosa. Arriva la doganiera peruviana, che ci aveva cacciato gentilmente dall’ufficio e ci propone una soluzione accattivante: parcheggiare i mezzi lì, tra Bolivia e Perù, e vi andate a cercare da dormire là, in Bolivia!!! Allora lì è una piazzetta piena di tagliagole e là posti per dormire non esistono: da Desaguero l’hotel più vicino è La Paz. I toni si accentuano ed alla fine la doganiera, vista la nostra determinazione, contatta finalmente il capo dei capi che invia un responsabile ad aprire la benedetta sbarra. Siamo congelati e costretti a ripercorrere 120 km per La Paz, unico lugar dove troveremo un letto sicuro. Ad 80 all’ora rientriamo e l’unica cosa buona che il traffico è praticamente inesistente. Le vie affollate sono deserte, non ci sono auto parcheggiate e troviamo Celestino e padre Diego ad attenderci. Sono quasi le due di una giornata da dimenticare.