I quartieri più poveri e difficili di Baires, villa 1 e villa 31.

pubblicato in: Diario di Bordo 2020 | 0

La notte più calda di sempre con il maggior numero di zanzare di sempre. Il grosso ventilatore non riesce a rinfrescare nulla e fa un casino pazzesco. Poi accanto a me ho Celestino che sta segando un quarto della foresta amazzonica. Sono le tre quando decido di prendere il materasso e piazzarlo sulla terrazza della caserma, non se ne può davvero più. La situazione è leggermente migliore e riesco a dormire a tratti fino al mattino.
La mattinata è dedicata a documentare i quartieri più poveri e difficili, di Baires, villa 1 e villa 31. Nati circa 50 anni fa ospitano quasi 100.000 persone che vivono come meglio possono. Costruzioni abusive, allacci ai servizi abusivi, alcol e droga. Un quadro deprimente che la chiesa cattolica con la sua opera cerca di migliorare. I sacerdoti che vivono in quel quartiere hanno dato nel corso degli anni supporto alla popolazione realizzando scuole e mense, ma anche assistenza di diversa natura, in pratica sono li per tutto ciò che serve. Ci presentiamo con una scorta della PFA di circa 20 persone e chiediamo se questa protezione occorra davvero, ci rispondono “eccome se serve”.
Il sacerdote di riferimento ci illustra le molteplici attività che la chiesa ha messo in piedi e quali sono stati i progressi. La vita media in questi barrio era di 24 anni, contro una statistica media di 43.
Questo posto fa venire i brividi, i volti che incontriamo non sono molto rassicuranti, ma alla fine credo che quello che vogliamo sono le stesse cose…un minimo di certezze per il futuro.
Da villa 1 passiamo a villa 31, e qui è come andare su Marte, si vedono delle cose che non si possono neanche immaginare. Il prete che ci accoglie ci fa la storia del barrio, momenti difficili ma i missionari sempre in prima linea per difendere i diritti degli ultimi e denunciare ingiustizie e soprusi. E poi la storia di Padre Mugica, un sacerdote che negli anni 70 (dittatura militare), ha difeso strenuamente i diritti di chi abitava in questi luoghi, ma lo ha fatto dando troppi problemi: giustiziato dalla Tripla A, dicono in molti, una organizzazione forse alle dipendenze del governo di allora, forse.
Il caldo non da tregua e rientriamo alla PFA che siamo buttare. Nel frattempo la direzione della caserma ci ha sistemato in un’altra stanza con aria condizionata, grazie!!
Nel pomeriggio c’è chi fa turismo, mentre io ed i due Marco cambiamo, non senza difficoltà, un supporto motore sempre al Daily 3000. La Ruta 40 non perdona e questi mezzi sono fatti per circolare su asfalto e non su “ripio”.