Little Eden

pubblicato in: Diario di bordo 2018 | 0

Alle 8.00 anche oggi fa molto freddo, ma la tappa che ci attende è breve, solo 60 km per raggiungere Edenvale.

 

Edenvale si trova subito dopo l’aeroporto di Johannesburg, è un piccolo centro adiacente l’autostrada ed ospita il Little Eden, una struttura dedicata alle persone disabili fondata negli anni ’60 da Domitilla e Daniel.

 

La storia che avvolge il Little Eden ha dell’incredibile, un esempio di amore e dedizione verso il prossimo straordinario.

 

Africa_2018_Motoforpeace

 

Domitilla nasce a Bergamo, Daniel è un prigioniero di guerra inglese, si conoscono in un periodo storico molto difficile ma decidono comunque di trasferirsi nel Sud dell’Africa ed iniziare la loro missione a favore dei più deboli, dei più sofferenti.

 

Raccolgono dalla strada e dagli ospedali bambini nati con disabilità che i loro genitori hanno rifiutato (anche a causa della religione tradizionale e/o la stregoneria, se ti nasce un figlio disabile è perché hai fatto qualcosa di male e te ne devi liberare) e danno loro una speranza, affetto e cure.

 

Dopo più di 50 anni il centro continua la sua attività a pieno ritmo: è diretto da una delle figlie di Domitilla, Lucy, ed ospita circa 300 persone con gravi disabilità mentali e fisiche.

 

Little Eden accoglie queste persone per tutta la vita, questo vuole dire che entrano da bambini e rimangono nel centro fino alla fine. Ci sono bambini piccoli ma anche adulti di 60 anni e più. Sono assistiti da un folto gruppo di specialisti che garantiscono tutte le cure necessarie e tutto è gratuito.

 

Visitare i sei reparti del centro mi procura molto dolore, impossibile descrivere quello che percepiscono i miei occhi, impossibile raccontare le sensazioni che trasmettono quelle piccole anime.

 

Da Edenvale ci trasferiamo a Bapsfontein dove si trova il secondo centro del Little Eden.

 

La tenuta si trova in aperta campagna, ha una perimetro di circa tre km ed ospita 160 pazienti di tutte le età.

 

Parte di essi si trovano in giardino e noi, autorizzati da Lucy, irrompiamo con le moto suonando i clacson: è una gran festa.

 

I ragazzi cercano di manifestare la loro gioia come possono e noi ricambiano portandoli a fare un giro in moto. Non è facile farli salire sulla sella, ma è ancora più difficile farli scendere, sono felicissimi di questo inaspettato fuoriprogramma.