19 ottobre 2014

pubblicato in: Diario di Bordo 2014, Nepal | 0

La domenica in Nepal è un giorno lavorativo, per fortuna. Si riaccendono tutti i motori, che erano stati a lungo silenziosi, e ci immergiamo nel traffico caotico di Kathmandu. Fortunatamente ci sono solo 5 km per giungere in dogana, 5 km di polvere, sassi, sterrato. Qui tutti guidano con la mascherina sulla bocca e sul naso, anche chi passeggia ha la stessa mascherina, il problema dell’inquinamento in Kathmandu è eccezionale.

 

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Siamo attesi in dogana dal dipendente della Overseas che è felice di apprendere che tutti i documenti sono ok. Entriamo nel grande cortile e parcheggiamo accanto al container che porterà le nostre moto in Italia. Cielo limpido, giornata ideale da passare all’aperto.

Prima di iniziare a caricare le moto la dogana vuole effettuare un controllo certosino su tutti i numeri di telaio, motore e targhe. Questa sarà la milionesima volta che subiamo questo tipo di controllo e speriamo che sia l’ultimo.

La disposizione dei mezzi sarà il seguente: le 4 Transalp nel Daily bianco. Al Daily dovranno essere tolte le ruote e bisognerà montare solo dei cerchi in ferro. Questi cerchi sono stati sapientemente preparati dal Concessionario Strappini: nella parte anteriore cerchi in ferro mentre nella posteriore i cerchi sono stati ridotti al tornio in modo da guadagnare circa 4 centimetri. Il lavoro che è stato effettuato ci consente di poter entrare con il furgone nel contenitore da 40’ HC con soltanto un centimetro di scarto.

Sistemiamo le 4 Honda come programmato, nel frattempo arriva la gru per posizionare il container a terra. Siamo velocissimi, abbiamo studiato a lungo questo momento e non sbagliamo una virgola. Come la scatola è a terra mettiamo uno scivolo davanti lo scalino e Marco alla guida entra nel container al primo colpo, è andata ragazzi. Il container torna sul camion ma all’atto di andare a retromarcia verso al ribalta ci rendiamo conto che il mezzo è troppo alto per la pensilina.

Questo può essere un problema, ma oramai siamo lanciati: con un muletto tiriamo su le 7 moto rimanenti una alla volta, legano Francesco, Marco, Celestino e Vittorio, sotto tutti gli altri ad impacchettare bauli e tutti gli altri effetti personali. Una macchina da guerra. Nonostante le difficoltà alle 17.00 abbiamo il container chiuso e il documento di trasporto in mano. Un grande applauso spontaneo prima di lasciare la dogana e le nostre moto che rivedremo, ahimè, tra due mesi.

Ma la giornata non è terminata, l’Interpol ci ha invitato ad un incontro informale, di cui non conosciamo i dettagli, e così torniamo al Palagya per una doccia veloce prima di ripartire fuori città.

30 km per arrivare in un quartiere in collina, una grande villa con giardino e barbecue già in funzione: capo, vice capo, dipartimento, sono tutti li e questa volta senza uniforme per trascorrere una serata diversa. C’è anche la musica dal vivo, non manca proprio nulla. I brindisi vanno via uno dopo l’altro, la cucina è buona ma da mille gradi fahrenheit, è tutto piccante da morire.

Alla serata aggiungiamo anche un po’ di karaoke, questo è il momento giusto per mettere da parte pensieri e fatica e godere di un attimo di beata serenità.

Prima di andare via salutiamo Santina, lei domani tornerà a casa, il suo lavoro è terminato. Santina è stata un elemento fondamentale del gruppo ed ha contribuito in modo significativo alla buona riuscita della missione.

 

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