Verso Gaborone

pubblicato in: Diario di bordo 2018 | 0

Alle 7.00 usciamo dalla Diocesi di Father Antonio e dopo neanche un km siamo sulla A1 che ci porterà fino a Gaborone.

Oggi la nostra guida sarà Sister Goitsemodino, del convento adiacente la Diocesi (più semplice chiamarla solo Sister), che ci ha prenotato il pernotto presso un seminario qualche km fuori la capitale.

 

MfP

 

L’A1 che ci porta a sud è una vera autostrada, il Botswana sembra essere il paese più sviluppato e meglio organizzato di tutto quello che abbiamo visto fino ad ora, Sudafrica escluso. Il manto stradale è perfetto e la segnaletica conforme. Don Antonio mi riferiva ieri che il paese, costituito da circa 2 milioni di persone, versa in condizioni migliori dei suoi confinanti e gli credo: Francistown è una vera cittadina molto curata e sviluppata, con centri commerciali, banche e tanti servizi per il cittadino. Una curiosità: in città si vedono esercizi di “pompe funebri” in quantità e chiedo a Don Antonio il motivo. Risponde che da qualche anno le assicurazioni sanitarie e mediche contemplano anche questo tipo di servizio e così è esploso il business.

 

Due corsie per ogni senso di marcia, non mi sembra vero, se fosse stata tutto così il nostro itinerario dall’inizio sarebbe stata tutta un’altra musica, ma probabilmente le sensazioni sarebbero state diverse. Questa Africa Australe ce la siamo guadagnata davvero, km dopo km, forse il viaggio più sofferto dopo l’Africa Subsahariana del 2009.

 

Fare benzina non rimane però tanto facile neanche qui: spesso il gps segnala delle aree di servizio fantasma o disattive da tempo, ma abbiamo sempre la riserva di carburante nei furgoni che ci garantiscono una discreta autonomia.

 

Al Tropico del Capricorno è d’obbligo fermarsi per fare due scatti, stiamo scendendo a tappe da 500 ed anche il clima sta cambiando. Afa e caldo lasciano il posto ad un aria temperata e la massima arriva si e no a 25. Già sappiamo che in Sudafrica troveremo un clima invernale, in alcune regioni ha anche nevicato.

 

Qui di capanne non se ne vedono più, anche i piccoli agglomerati sono graziosi e ben fatti fino a giungere a Gaborone. Superiamo un vialone molto trafficato ed è impossibile non notare dei posti di blocco dell’esercito con mezzi blindati e mitragliatrici pesanti. Non riesco a capire, fino a qui abbiamo incrociato dei blocchi di polizia molto light… chissà quale sarà il motivo.

 

Usciamo dal centro e dopo circa 15 km, sempre sull’A1, voltiamo nella campagna e dopo un po’ di sterrato ecco il centro cattolico per seminaristi dell’ordine dei “stigmatisti”. Gli studenti sono fuori per il weekend e possiamo così usufruire delle loro camere.